| Erice |
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Percorrendo il suo intricato reticolo di viuzze, talvolta così piccole da consentire solo il passaggio di una persona, stradine lastricate in pietra, disseminate di piccole abitazioni l’una praticamente attaccata all’altra, cortili variopinti, racchiusi tra le imponenti mura elimo-puniche (VIII – VI sec. A.C.), si ha la netta sensazione di tuffarsi in un’atmosfera ovattata e silenziosa d’altri tempi. Diverse popolazioni la scelsero nei secoli come loro dimora, ed Erice è disseminata dalle tracce che ne hanno lasciato. Gli Elimi furono tra i primi ad abitare Erice. Essi vi eressero il Tempio pagano di Venere, che fu meta di folle di pellegrini. Ma le popolazioni che seguirono a quella degli Elimi (Fenici, Greci, Romani), vi adorarono ognuno le proprie divinità (Tanit-Astarte i primi, Afrodite i secondi, la Venere Ericina i terzi). Sulle rovine del tempio i normanni costruirono poi il loro castello, i cui resti sono tuttora visibili. Per subentrare al culto pagano e farlo infine dimenticare, venne eretta nel 1314 la chiesa matrice di Monte San Giuliano, caratterizzato da tratti gotici. Essa è affiancata dalla Torre campanaria, che originariamente veniva utilizzata come torre d’avvistamento. Erice ha una pianta che si sviluppa in un triangolo equilatero praticamente perfetto che suscita misteriosi ed esoterici richiami. L’interno di questa figura geometrica è zeppo di Chiese, palazzi e antichi castelli tra cui: il turrito Pepoli ex residenza governativa e adesso convertito in struttura alberghiera, il Balio, splendido giardino di sapore inglese nato nel XIX secolo per volere del conte Pepoli, le antiche porte d’ingresso al borgo di Erice (Carmine, Trapani, Spada). Tra le chiese vale la pena ricordare la Chiesa di San Martino, probabilmente normanna; quella del seicento di Santa Albertina degli Abbati; quella di San Giuliano, dai tenui colori rosa voluta da Ruggero intorno alla fine dell’anno Mille; dei Santi Rocco e Sebastiano, nata per volere dei credenti nel cinquecento in seguito ad una pestilenza.
Tra una visita e l’altra a queste splendide opere architettoniche, è possibile comunque anche deliziare il palato con leccornie di produzione artigianale tipicamente ericine quali: pasticcini alle mandorle guarniti con ciliegie candite, belli anche da guardare e non solo buoni da gustare, la Genovese, una pasta aromatizzata al Marsala spolverata di zucchero a velo, ripiena di soffice crema al latte. Anche l’artigianato locale è rigoglioso; in particolare i coloratissimi tappeti, prodotti ancora secondo vecchissime tradizioni di tessitura. Arte ereditata dai Normanni, è quella della produzione delle tipiche bisacce a ricami geometrici; infine troviamo le variopinte ceramiche, che ipnotizzano con i loro particolari accostamenti cromatici.
La particola posizione di Erice la caratterizza anche dal punto di vista del clima, allegra e soleggiata nel periodo estivo; fredda e ammantata da una misteriosa coltre di nebbia in inverno che catapulta questo borgo in una atmosfera dal sapore gotico e medievale. |

Erice 
Sita in cima al Monte San Giuliano, che le aveva dato il nome fino a metà anni ‘30, Erice è la fotografia di un antico borgo medievale. La sua posizione panoramica domina uno splendido paesaggio che abbraccia la vista di
Erice inoltre ha fama internazionale come sede del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, fondato negli anni ’60 dal fisico ericino Antonio Zichichi, centro di grandi dibattiti internazionali su problematiche scientifiche relativi allo studio dell’atomo.





