| Costa catanese |
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Quando si parte alla scoperta di questa affascinante parte della Sicilia Orientale, l’unico punto di riferimento fisso, quasi a ricordare un faro pronto ad accorrere in aiuto del marinaio in navigazione, è il vulcano Etna. Esso infatti è il più alto vulcano attivo d’Europa e con i suoi 3.350 metri di altezza domina incontrastato il panorama del Golfo di Catania.
Tutta la zona costiera di Catania è ricca, grazie alla sua origine vulcanica, di suggestive grotte, spiagge scure, incantevoli rientranze della costa e faraglioni. E i fondali riservano altrettante sorprese ai sub che volessero dilettarsi ad esplorarli. Lasciando alle spalle la riserva di Fiumefreddo e proseguendo in direzione di Catania, incontriamo Acireale. Esso è solo uno dei tanto centri abitati che in zona ricordano nel loro nome la leggenda del giovane pastore Aci e del suo tormentato amore nei confronti della ninfa marina Galatea. Essa infatti era a sua volta bramata da Polifemo ed Aci per avere osato sfidare le ire del ciclope fu per questo trasformato in fiume; ma egli, con il suo corso tortuoso riuscì a superare tutti gli ostacoli che gli si posero davanti, raggiunse infine il mare dove poté finalmente riabbracciare la sua amata.
Lungo la costa che porta da Acireale verso Catania, si susseguono tantissime località balneari, servite da tradizionali e confortevoli alberghi o da pensioni, soddisfacendo quindi le esigenze di tutte le tasche. Ma in questa parte di costa conosciuta con il nome di “Riviera dei Ciclopi” , si trovano anche piccoli villaggi di pescatori più spartani e più intimi come Aci Trezza. La leggenda racconta infatti che i tre faraglioni che si trovano in mare di fronte ad Aci Trezza, siano enormi massi scagliati da Polifemo ad Ulisse ed ai suoi uomini quando riuscirono a fuggire dalla caverna in cui erano stati imprigionati. I faraglioni in realtà non sono altro che la testimonianza di una eruzione vulcanica in mare. Aci Trezza è il paesino scelto da Giovanni Verga per ambientarvi il suo romanzo I Malavoglia, travagliata storia di una famiglia di pescatori che trovano nell’unione della famiglia stessa e nel mare (con tutto quello che dà e che toglie) i loro punti di forza. Le coste di Aci Trezza sono rimaste aspre e selvagge, come il vulcano le ha create. Il porto turistico inoltre caratterizza ulteriormente questo villaggio di pescatori, pieno com’è di pescherecci in legno che maestri artigiani continuano a costruire nel cantiere navale che si trova nelle vicinanze. Poco al largo di Aci Trezza infine troviamo l’Isola Lachea, originatasi da un’eruzione sottomarina, la cui flora e la cui fauna sono degne di nota. Proseguendo in direzione di Catania, incontriamo Aci Castello. Avvicinandoci svetta subito il suggestivo castello normanno di lava, costruito su una rupe di lava stessa nel 1076 a dominare il mare. Nel castello Giovanni Verga vi ambientò le Storie del castello. Oggi il castello ospita il Museo Civico. Aci Castello pur mantenendo le sue origini di borgo di pescatori, si è via via modificata in località balneare che attira turisti alla ricerca di mare limpido e blu. Nella Piana di Catania infine troviamo la Riserva naturale Oasi del Simeto, che prende nome dal fiume che l’attraversa, collocata nei pressi della foce ed istituita nel 1984 . Essa è di grande interesse naturalistico per le molte specie di uccelli migratori che qui transitano periodicamente. |

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